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Oggi, ci si rende conto sempre di più che non si conosce il territorio in cui si vive, apprendiamo molto di più dalla tv e dai film e non da una semplice passeggiata. Si una semplice passeggiata, se si pensa alla pochezza del gesto, sembra nulla, ma si pensi alla ricchezza di contenuti e di storie che c’è dentro quella passeggiata, o forse abbiamo già dimenticato i racconti dei nostri nonni e dei nostri genitori? Con un semplice gesto normale, che appartiene alla nostra quotidianità, o meglio dovrebbe appartenere, potremmo conoscere tanto, vedere quello che non abbiamo mai visto, sentire quello che non abbiamo mai sentito, guardare quello che ci circonda con un altro occhio. Noi, non più sfruttatori (che è una gran brutta parola) del nostro territorio ma suoi ospiti, suoi collaboratori. Poi un giorno arriva qualcuno e ci parla di greenways, come al nostro solito, bocca aperta, stupore, meraviglia; diremo: quest’uomo è la nostra salvezza, ci farà scoprire cose che non abbiamo mai visto. No, no e poi no, noi conosciamo benissimo le greenways, il problema è che le abbiamo abbandonate non le abbiamo più usate, sicuramente ognuno di noi ne conoscerà una con un particolare diverso rispetto alle altre.
Le greenways non sono altro che della strade verdi, dei vecchi percorsi, i tratturi e ognuno di noi da bambino li percorreva decine di volte al giorno, ed ora? Li vogliamo lasciare li? Pieni di spine e di sporcizia? O vogliamo aspettare quel grand’uomo che parla di greenways e non di strade verdi? Vecchie ferrovie abbandonate, argini di fiumi, alzaie di navigli e canali, antichi acquedotti e mulattiere inutilizzate, in una parola le greenways, che io personalmente preferisco chiamare “Strade verdi” sono percorsi immersi nella natura, spazi aperti che rivelano storie secolari e sono adatti a piacevoli passeggiate domenicali e a gite fuori porta. Purché sia bandito l’uso di un qualsiasi mezzo a motore e benzina, questi itinerari naturali possono essere scoperti a piedi, in bicicletta, con i pattini. La fitta rete di percorsi verdi costituisce un interessante esempio di recupero del nostro territorio, le nostre strade verdi corrono parallele con l’evoluzione di costumi e di abitudini che ne hanno decretato lo sviluppo prima, il declino poi. Decenni di declino e abbandono che hanno toccato anche sentieri naturali, mulattiere, argini di fiumi, un tempo passaggi obbligati per il commercio, la transumanza e i rapporti sociali. Bisogna parlare di una rete di strade verdi che dia la possibilità alla popolazione di un facile accesso agli spazi aperti vicini alle abitazioni e che colleghi le zone rurali con le aree urbanizzate del territorio, percorsi inseriti nel tessuto urbano e nella campagna come un grande sistema di circolazione. Le strade verdi possono essere interpretate come un sistema di territori lineari tra loro connessi, protetti gestiti e sviluppati in modo da ottenere benefici di tipo ricreativo, ecologico e storico culturale, in grado di connettere le popolazioni con le risorse del territorio (naturali, agricole, paesaggistiche e storico culturali) e con i centri di vita dei centri urbanistici, sia nelle città che nelle aree rurali. In termini generici una strada verde può essere definita “un percorso piacevole dal punto di vista ambientale”. Sono convinto che i futuri viaggiatori di una nostra strada verde potranno trovarvi numerosi e molteplici motivi di interesse e di attrazione, contribuendo sensibilmente alla riscoperta e allo sviluppo di risorse dimenticate del nostro territorio, riscopriamole insieme. |