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(Ri)Scoperta una cava romana PDF Stampa E-mail
Scritto da Salvatore Brosio   
Lunedì 30 Maggio 2011 09:07

la cava
Sulla collina a Nord della Marina riaffiora – tra rovi, fichidindia e lo stupendo giallo delle ginestre – la cava romana. A riportarla alla luce sono i giovani di "Nicotera nostra", un'associazione costituitasi di recente e che ha scelto come filosofia esistenziale di sacrificare le parole sull'altare dei fatti. Arrivano di buon mattino nel piazzale della stazione ferroviaria, scaricano decespugliatori, motoseghe, picconi, badili, rastrelli, accette, falci di ogni tipo, zappe. Poi, caricatosi tutto sulle spalle e animati dall'allegria degli anni belli, imboccano il tortuoso percorso che porta al sito archeologico. Dopo pochi minuti, sull'altura abbandonata da anni e sovrastata da una folta vegetazione mediterranea, è possibile ascoltare il "canto" degli attrezzi.
Gli "esploratori" faticano ad aprirsi un varco, ma sotto i loro colpi inferti quasi con rabbia, la natura stessa si piega senza opporre resistenza. I ragazzi avanzano in mezzo alla folta vegetazione. Il sole comincia a picchiare e dalle loro fronti schizzano via stille di sudore. Questa è l'altra Nicotera. È la Nicotera vera, che, improvvisamente, esce dall'ombra, spezza il silenzio e sceglie di restituire alla città il suo passato e il suo presente nella convinzione che solo unendo l'uno all'altro è possibile creare un futuro diverso per sé stessi e per i propri figli. E per recuperare la storia cittadina decidono di partire proprio dal sito archeologico più difficile – il territorio pullula di questo tipo di risorse – un sito quasi misterioso.
Su di esso esistono libri, ricerche, dati. In pochi però l'hanno, nel tempo, visitato. Ultimamente non se ne parlava più. Alle difficoltà obiettive – la cava è ubicata su una stupenda collinetta che incombe sull'abitato della Marina, ma non esiste una via di accesso – s'è aggiunta la tendenza ad accettare il degrado del patrimonio culturale senza batter ciglia. E così ci si è abituati ad osservare, senza reagire, pezzi dei cornicioni del castello dei Ruffo schiantarsi sulla strada, intonaci della chiesa del Rosario sfarinarsi nel vuoto, il museo archeologico inghiottito dal nulla e altro ancora. I giovani di "Nicotera nostra" hanno deciso di dire basta.
E hanno scelto l'ultima domenica di maggio non per andarsene al mare, ma per cercare di capire se i loro progetti possono diventare realtà. I fatti hanno dato loro ragione. Dopo un paio d''ore di lavoro, da sotto il verde inestricabile della collina sono emersi i primi reperti archeologici della cava. Un crescendo di ritrovamenti che ha fatto sparire stanchezza e incertezze. Una dietro l'altra sono riaffiorate una trentina di colonne in granito di varie dimensioni, due "vasche" circolari, capitelli in pietra. Reperti tutti in ottimo stato di conservazione nonostante la secolare esposizione agli agenti atmosferici.
Comprensibile l'esultanza delle giovani leve nicoteresi. «È bene che si sappia – afferma Romolo Calandruccio mentre è intento a ripulire una colonna – che questo movimento è aperto alla collaborazione di tutti coloro che hanno voglia di spargere sudore sulla rinascita della città». E sull'onda dell'entusiasmo, le adesioni cresceranno sicuramente. E sarà un bene perchè le cose da fare per rendere culturalmente fruibile la cava romana sono ancora tante.
In particolare c'è da realizzare, magari con l'appoggio dell'Afor, della Provincia e del Comune, il percorso che dalla Scesa Agnone, ossia dalla strada in selciato medievale che da Nicotera scivola sino in Marina, possa consentire l'accesso al sito ieri riportato alla luce. Senza contare che si potrebbe realizzare un viottolo per arrivare direttamente dal lungomare alla cava arrampicandosi su per la collina. E naturalmente va ricostruita, con dovizia di informazioni, la storia stessa della cava che Achille Solano, archeologo nicoterese, aveva individuato nel corso di una fortunata campagna di scavi.
Pino Brosio
[fonte: Gazzetta del Sud]

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Maggio 2011 09:14
 
 
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